Crevoladossola è la porta della Valle Divedro, Varzo ne è il centro, antichissimo, il suo nome prende origine dall’etimologia celtica del termine Vargo che significa Varco, già abitato nel 2000/1500 a. C..
I primi abitanti furono i Liguri, seguiti dai Celti e dai Leponzi, ai quali si deve il nome delle Alpi Lepontine. Durante il regno dell’imperatore romano Augusto, Varzo faceva parte delle Alpi Attrezziane. Durante il secondo secolo dopo Cristo subì continue e svariate dominazioni.
Nel 1321 a Varzo furono redatti i primi statuti regolanti il trasporto delle merci, soprattutto resi necessari dalle continue guerre con i vallesani che perdurarono fino al 1800, quando Napoleone fece costruire la strada sul cui tracciato oggi si snoda il Sempione. L’importanza di Varzo, come centro e come punto di traffici commerciali aumentò notevolmente con l’apertura del traforo del Sempione, nel 1906, che collega l’Italia alla Svizzera tramite un sistema di gallerie ad uso ferroviario.
Il Passo del Sempione fu noto e utilizzato sin dai tempi dell’antica Roma che lo considerò quale grande via di comunicazione per le sue spedizioni militari. Gli ultimi paesi prima del confine sono Trasquera (a 1000 metri di altitudine) e Iselle.
Da Varzo si sale per la Val Cairasca, attraverso la quale si raggiunge San Domenico, importante stazione sciistica con le sue panoramiche piste che si snodano sull’Alpe Ciamporino.
Attraverso un sentiero che parte da San Domenico si raggiunge l’Alpe Veglia, uno dei luoghi di maggior rilievo di tutta la regione alpina. Si tratta di una particolare testimonianza degli effetti provocati dalle glaciazioni: è conosciuta come il «distretto mineralogico più ricco d’Italia». Presso l’Alpe Veglia vive una ricca fauna. L’Alpe Veglia, che è un parco naturale, contiene anche dei laghi: Laghi delle Streghe, il Lago Bianco e il Lago Davino, che è il più grande.
L’Alpe Veglia si può raggiungere tramite una strada sterrata solo sei mesi l’anno: le frane, la neve, i ghiacci la rendono infatti inaccessibile per gli altri sei mesi, quelli invernali.
È come se la natura avesse voluto difendere il paradiso naturale dell’Alpe offrendola al turismo per un limitato periodo di tempo. |