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Terra di tradizioni e cultura, la Valle Vigezzo è anche conosciuta come la «Valle dei Pittori». Dal ‘600 ai nostri giorni, artisti vigezzini si sono distinti nella valle e fuori di essa.
I vigezzini sono conosciuti anche come inventori ed emigranti: in tutta Europa, fin da epoca remota sono giunti i famosi spazzacamini della Val Vigezzo che, fin prima dei 6 anni, venivano avviati a questo duro mestiere. Druogno (948 m.) è il primo paese della Valle che si incontra arrivando da Domodossola. Il nome di questo paese sembra derivi dai suoi abitanti che, circa sei secoli fa, si chiamavano tutti Druogno.
Al centro della valle si trova Santa Maria Maggiore (816 m.), capitale della valle, cittadina di un ricco turismo di cui sono testimonianza le meravigliose ville con gli ampi parchi, oggi dotata di un attrezzatissimo centro dello sci di fondo e di tutte le strutture sportive. Sopra Santa Maria, dopo la frazione Crana, si giunge a Toceno (907 m.) uno dei migliori punti panoramici della Valle. Degno di menzione è il museo che raccoglie i resti di una necropoli romana. Nel passato il più illustre paese vigezzino, grazie alle fortune dei suoi emigranti in Francia, è stato senza dubbio Craveggia (889 m.), che si presenta ai visitatori con i suoi palazzi signorili, le vie strette e caratteristiche, i tetti di pietra, i lunghissimi camini simbolo di potenza e ricchezza.
A Craveggia sgorga un’acqua a 30° C che da molti è stata considerata miracolosa per la cura delle malattie della pelle. Nel 1819 fu costruito un grande albergo con funzioni termali che rimase operativo fino al 1951, quando fu distrutto da una valanga e non venne più ricostruito. Da Prestinone, frazione di Craveggia, parte una cabinovia che raggiunge la Piana di Vigezzo, a quota 1725 m., attrezzata stazione sciistica e punto di decollo per gli appassionati del volo libero. Molto accogliente è anche Malesco (761 m) dove si possono osservare ancora le antiche cave di pietra ollare. Da Malesco parte la strada che collega, attraverso la Valle Cannobina, il Lago Maggiore. Nella frazione Zornasco è visitabile il Museo del Mulino Jelmoli, nel quale si può ripercorrere tutta la storia di come una volta veniva macinata la farina. A Villette (807 m.) invece si trova «La Cà di Feman da la piazza», suggestivo museo di arte contadina. Re (710 m.) è dominata dall’imponente Santuario della Madonna del Sangue, meta di numerosissimi pellegrini.
Il Santuario è stato edificato in memoria di un miracolo avvenuto nel 1494: da un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, colpito da una violenta sassata, sgorgò sangue per parecchi giorni. A sette chilometri da Re, passati Folsogno, Dissimo e Olgia, si trova Ponte Ribellasca, confine tra Italia e Svizzera. A Olgia una lapide, di fronte alla Chiesa, ricorda il passaggio di Giuseppe Mazzini, fuggiasco nel 1834 in Svizzera. Entrando in Svizzera si percorre una strada incantevole tra valli, boschi, ponti che, passando da Camedo, Bordei, Verdasio, Palagnedra, Intragna, Verscio e Ponte Brolla, conduce sino a Locarno. Questa regione particolarmente suggestiva si chiama Centovalli. La Val Vigezzo ha accresciuto la sua notorietà, anche grazie ai numerosissimi libri scritti da Benito Mazzi e pubblicati da Rizzoli e molte altre case editrici. Mazzi ha vinto anche numerosi premi letterari.

SANTA MARIA MAGGIORE
SCUOLA DI BELLE ARTI «ROSSETTI VALENTINI»
La Valle Vigezzo è anche detta la Valle dei Pittori. Negli ultimi secoli infatti è stata un vero e proprio vivaio di artisti. Nel 1879, per Regio Decreto, nasceva, come Ente Morale, a Santa Maria Maggiore la Scuola di Belle Arti «Rossetti Valentini». Molti sono stati gli alunni della scuola che hanno ottenuto fama internazionale, altri si sono dati ad altre professioni o mestieri, altri oggi, purtroppo, sono del tutto dimenticati.
Tra i nomi del passato ricordiamo: Alfredo Belcastro (1893-1961), Camillo Besana (1887-1941), G. Battista Ciolina (1870-1955), Severino Ferraris (1903-1979), Carlo Fornara (1871-1968), Dario Giorgis (1863-1930), Francesco Giorgis di Dario (1908-1971), Francesco Giorgis Pantona (1903-1964), Silvio Giorgis (1862-1886), Giuseppe Magistris (1911-1967), Lorenzo Peretti Jr (1871-1953), Siro Polini (1909-1969), Gian Maria Rastellini (1869-1927). Attualmente vengono effettuati dei corsi di disegno e pittura in estate (luglio e agosto). Da qualche anno inoltre la scuola ha dato avvio a corsi di intaglio del legno.

CRAVEGGIA
IL TESORO DEI RE DI FRANCIA
Nel 1600 uno spazzacamino emigrato in Francia dalla Val Vigezzo si trovò a lavorare dentro un camino del Palazzo Reale al Louvre, dove ebbe ventura di ascoltare, nascosto dietro il paracamino, le voci di alcuni dignitari che congiuravano ai danni del re Luigi XIII. Appena i congiurati si allontanarono lo spazzacamino ottenne di essere ascoltato dalla madre del sovrano, Maria de’ Medici, che governava in nome del figlio troppo piccolo, e le riferì tutto, entrando in ogni particolare che aveva udito, tant’è che fu creduto e la congiura venne sventata. Maria de’ Medici gli chiese quale ricompensa volesse ricevere in cambio del prezioso servigio. Grandi ricchezze passarono davanti agli occhi dell’impreparato giovane, ma il ricordo dei suoi umili compagni lo richiamò al pensiero della magra vita di ogni giorno e quindi chiese, semplicemente, protezione per esercitare, insieme agli altri emigrati vigezzini, la libera vendita di oggetti di chincaglieria che già nei tempi di sosta del loro lavoro, esercitavano nei villaggi di Francia. La madre del re acconsentì e la fortuna arrise allo spazzacamino e ai suoi discendenti che divennero gioiellieri di corte. Ancora oggi a Parigi le famose gioiellerie di «Rue de la Paix» appartengono ai Mellerio, nativi di Craveggia. L’attaccamento alla terra natia indusse negli anni questi personaggi ad inviare numerosi oggetti preziosi e storici a Craveggia. Di qui l’origine del Tesoro di Craveggia detto anche «dei re di Francia». Attualmente i preziosi oggetti sono conservati all’interno di un locale della Chiesa Maggiore di Craveggia. Tra i numerosissimi oggetti raccolti si trovano il manto nuziale di Maria Antonietta e un Ostensorio d’oro Vermeil alto 85 cm tempestato di gemme, di cui esiste una sola copia in Notre Dame di Parigi (foto a destra) e il manto funebre del re Sole (Luigi XIV) (foto a sinistra).

L’ACQUA DI COLONIA
E’ NATA IN VALLE VIGEZZO
Oltre tre secoli fa il vigezzino Giovanni Paolo Feminis inventò l’Acqua di Colonia, divulgata successivamente dal suo pronipote, Giovanni Maria Farina. Feminis, abile mercante di erbe, chincaglierie e mercerie, emigrato nel 1693 in Germania, prima a Magonza e dopo pochi anni a Colonia, vendeva anche una sua pozione a base alcolica denominata Aqua Mirabilis che veniva offerta come vero e proprio elisir di lunga vita. Utile a combattere il mal di testa, la peste, le coliche, il mal di denti e il fiato pesante, ma le donne, per la sua fragranza, cominciarono ad usarla soprattutto per abluzioni sul corpo per compiacere mariti ed amanti e per pulirsi. L’Aqua Mirabilis si dimostrò ben presto una vera e propria gallina dalle uova d’oro e arricchì in breve tempo l’intraprendente vigezzino, tant’è che poté permettersi di offrire, nel 1725, alla popolazione di Santa Maria Maggiore la somma di 60.000 lire d’oro (quasi un milione e mezzo di euro attuali) per la ricostruzione della Chiesa Parrocchiale. Alla sua morte Giovanni Maria Farina, intraprendente pioniere nel 1700 della moderna distribuzione, estese la rete commerciale a tutta l’Europa.

VILLETTE
IL MUSEO LA CA’ DI FEMAN DE LA PIAZZA
Nel cuore di Villette, in una casa del XVII sec., ha sede il Museo storico di arte contadina denominato «La Ca’ di Feman de la Piazza». Le ultime persone ad abitare la casa furono Rosa e Giovanna Adorna, da qui l’intitolazione del Museo, due sorelle che della casa sembrava avessero preso i tratti più autentici. Nel primo locale, al piano terra, sono esposti gli attrezzi utilizzati fino al secolo scorso per eseguire i lavori agricoli e di attività casearia, mentre in un altro vano è stata ricostruita minuziosamente una camera da letto ottocentesca. Al piano superiore si possono visionare ingegnosi attrezzi usati un tempo nella lavorazione delle fibre tessili.